Informativa breve sui cookie

  • Il picnic perfetto di primavera ed estate

    Il picnic è molto frequente durante la primavera e l’estate. Fuori porta o al parco il picnic deve essere organizzato con cura ed attenzione. Con le belle giornate è piacevole uscire in compagnia e si moltiplicano le occasioni per scampagnate e gite.

    Il picnic perfetto dove andare

    La buona riuscita di un picnic dipende sia dalla scelta del cibo che dalla località. E’ opportuno preferire un luogo facilmente raggiungibile così da evitare marce faticose sotto il sole. Se è possibile assicuriamoci che ci sia un riparo in caso di sole eccessivo o di pioggia.

    Per i picnic è indispensabile una borsa frigorifero che assicuri la corretta conservazione del cibo. In commercio si trovano tante alternative pratiche e poco costose.

    Fra gli oggetti da portare con sé un telo o una coperta sulla quale apparecchiare ed eventualmente sedersi, almeno che non preferiate dei cuscini.

    Non bisogna dimenticare dei sacchetti per differenziare i rifiuti che dovranno essere gettati negli appositi contenitori.

    Il picnic perfetto il cibo

    Il cibo per il picnic si deve poter mangiare senza sforzo e deve essere salubre. Meglio evitare tutto ciò che contiene uova crude o non pastorizzate, carni e pesci non cotti. La frutta e la verdura deve essere lavata a casa, asciugata e poi riposta in contenitori o sacchetti alimentari.

    Per una giornata all’aperto si possono cucinare polpette e polpettoni ma anche frittate e sformati da servire già porzionati. Andranno benissimo le torte salate, i tramezzini ed i tradizionali panini da farcire con verdure grigliate o salumi. Possono essere preparate insalate miste arricchite con uova sode, spiedini ed involtini che possono essere anche esclusivamente vegetariani.

    Da bere tanta acqua fresca, tè e vino, a patto che successivamente non si debba guidare. Se non volete rinunciare al caffè bisogna utilizzare un buon termos. Il pasto  nel verde si può concludere con una torta casalinga, dei biscotti, un salame di cioccolato o una macedonia di frutta di stagione.

    Published by:
  • CrossFit: uno sport salutare o pericoloso? Facciamo chiarezza una volta per tutte

    Più di 600: tanti sono i “box CrossFit” oggi presenti in Italia, ovvero le palestre ufficialmente affiliate e dedicate a questa intensa disciplina che conta sempre più appassionati in tutto il mondo.
    Sin dai suoi esordi, il CrossFit è stato al centro di accese critiche, mosse sia da parte di chi lo additava come ennesimo fuoco di paglia del fitness, sia dagli addetti ai lavori scettici sulla reale efficacia dei brevi ed intensi programmi di allenamento proposti all’interno dei box.

    Cerchiamo di far luce sul mondo del CrossFit e di stabilire, una volta per tutte, se dedicarsi a questa disciplina offra più rischi o benefici.

    Qualche dato sugli infortuni nel mondo del CrossFit

    Corsa, salto con la corda, piegamenti e trazioni e, in rapida successione, complessi movimenti derivati dal sollevamento peso, come stacchi, strappi e slanci: i WOD, cioè i Workout Of the Day del CrossFit, vedono sportivi di ogni età e livello di preparazione atletica cimentarsi in sessioni di allenamento dal ritmo serrato, senza dubbio molto impegnative e coinvolgenti, ma anche facilmente causa di infortuni. Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano così?

    Per rispondere a questa domanda possiamo considerare alcuni degli studi pubblicati negli ultimi anni sul CrossFit e sui suoi effetti sul fisico.
    In uno studio del 2013 intitolato “The nature and prevalance of injury during CrossFit training”, veniva calcolato un tasso di infortunio medio nelle classi di CrossFit pari a 3,1 incidenti ogni 1.000 ore di training. Al contrario di quanto potrebbe apparire, non si tratta di un dato particolarmente allarmante: il numero degli infortuni nel CrossFit sarebbe infatti equivalente a quello di sport come il sollevamento pesi olimpionico e la ginnastica artistica e ben più ridotto rispetto a discipline apprezzate e diffuse come il rugby.

    Rassicurante anche quanto portato il luce da un’altra indagine del 2014, intitolata “Injury Rate and Patterns Among CrossFit Athletes”, che, dopo aver raccolto le esperienze di un campione di crossfitter statunitensi, era giunta alla conclusione che ad aver subito un infortunio (compresi piccoli traumi, stiramenti, ecc.) fosse 1 atleta ogni 5. Un dato preoccupante? Non proprio se si considera che, anche in questo caso, il tasso rimane inferiore a quello di sport ben più comuni, come il running.

    La frequenza e l’entità degli infortuni nel CrossFit non differiscono in modo significato da altre diffuse attività sportive. Dunque, come si spiega la fama negativa che, in alcuni casi, ancora aleggia attorno a questa disciplina?

    Perché il CrossFit viene considerato pericoloso?

    Tra le critiche principali mosse nei confronti del CrossFit c’è quella della scarsa efficacia e sicurezza di programmi di allenamento confezionanti senza tener conto delle reali capacità degli allievi del box, che per ovvi motivi presentano sempre livelli tecnici e abilità fisiche diverse.

    In realtà, tra i compiti svolti dai coach del box c’è proprio quello di valutare, atleta per atleta, l’effettiva fattibilità del WOD proposto, suggerendo l’uso di pesi adeguati, riducendo il numero dei giri o delle ripetizioni stabilite per ciascun esercizio o, ancora, sostituendo determinati movimenti con altri equivalenti ma di più semplice esecuzione.

    In più, ogni lezione, in genere, si articola in più fasi, che oltre agli immancabili momenti dedicati al riscaldamento e all’attivazione articolare, all’allenamento vero e proprio e allo stretching finale, includono anche un’importante parentesi incentrata sulla tecnica, ovvero sull’affinamento dell’esecuzione di tutti i movimenti e gli esercizi del CrossFit, da quelli base, come squat e piegamenti, fino a quelli più complessi, come i kipping pull-up.

    La sicurezza all’interno dei box CrossFit

    Per essere praticato in modo sicuro, il CrossFit richiede necessariamente ambienti allestiti con criterio.
    Non è certo un caso se spesso i box CrossFit nascono all’interno di capannoni o grandi prefabbricati: ciascuna atleta ha bisogno di avere a disposizione spazio sufficiente per compiere un’ampia gamma di movimenti, inclusi balzi, swing con i kettlebell e vari gesti atletici con il bilanciere, ovviamente senza correre il rischio di urtare cose o persone.

    A svolgere un ruolo fondamentale nella prevenzione degli infortuni è in primis la presenza di un adeguato rivestimento per il pavimento. Le caratteristiche dei pavimenti in gomma antitrauma per palestre qui elencate valgono a maggior ragione all’interno dei box CrossFit: esercizi quali squat e affondi con sovraccarico, ma anche clean, deadlift e thruster si basano proprio su un contatto saldo del piede dell’atleta con la pavimentazione; superfici dotate di scarso “grip” possono rivelarsi infatti molto pericolose, impedendo la corretta esecuzione dei movimenti e aumentando il rischio di cadute accidentali.
    Le pavimentazioni antitrauma impiegate nei box sono realizzate in materiali studiati appositamente, che assorbono gli urti senza danneggiarsi, resistendo anche ai “drop-in” (cioè allo scarico del bilanciere) peraltro impedendo pericolosi rimbalzi degli attrezzi lasciati cadere.

    Naturalmente, la presenza di un’attrezzatura di qualità, rappresentata ad esempio da kettlebell e manubri esagonali di tutte le principali taglie, bilancieri olimpionici e dischi bumper è pure indispensabile per far sì che tutti gli atleti possano allenarsi in modo sicuro e scegliendo sempre pesi adeguati alle proprie capacità.

    L’importanza della supervisione dei coach

    Gli studi citati all’inizio del nostro articolo ponevano il focus su un importante elemento: la sicurezza degli allenamenti in stile CrossFit risulta molto maggiore quando i WOD vengono svolti sotto il controllo di un coach qualificato.
    In effetti, in questa disciplina tutto ruota attorno alla figura del maestro, che non solo si occupa di stilare i programmi di allenamento e di adattarli alle capacità di ciascuno, ma durante lo svolgimento della classe sprona, consiglia e corregge i movimenti degli allievi uno alla volta, nell’ottica di assicurare sessioni di training proficue, salutari e divertenti.

    In conclusione

    Il CrossFit è una disciplina impegnativa, che si pone obiettivi ambiziosi: rinforzare la muscolatura, aumentare la resistenza cardiocircolatoria, migliorare equilibrio, stabilità e propriocezione e, nel complesso, ottenere un fisico più vigoroso e funzionale.
    Senza dubbio, i benefici superano le possibili controindicazioni, tanto a livello fisico che mentale: sottoporsi ad allenamenti di gruppo, per quanto in apparenza duri, ha ottimi effetti sull’autostima, sulla fiducia in sé stessi e sull’umore, oltre a favorire la nascita di amicizie e a rendere molto più piacevole il tempo trascorso in palestra.

    Vuoi avvicinarti al mondo del CrossFit? Il 27 e il 28 aprile a Orte, in provincia di Roma, non perdere l’appuntamento con la Spartan Race, la corsa ad ostacoli diventata uno degli eventi più amati dai crossfitter e un’occasione per scoprire un lato inedito di questa disciplina sportiva.
    Per gli atleti romani che vogliono cimentarsi nella sfida dei WOD o in adrenalinici percorsi campestri in stile Spartan Race, segnaliamo il box CrossFit Tor Carbone a Roma, con le sue aree di allenamento circondate dalla pineta che ripropongono percorsi simili a quelli della celebre manifestazione

    Published by:
  • Lavanderia self in campeggio? Si può, basta un container!

    Uno dei problemi principali degli uomini soli che vanno in campeggio è quello di lavare i propri capi di abbigliamento; l’acqua a disposizione, lo scarico dei detersivi, e la fatica di lavare a mano tutti i capi di abbigliamento, sono i fastidi che attanagliano chi decide di passare le proprie ferie in campeggio. Per ovviare a tutto questo, basterebbe semplicemente una lavanderia a gettoni, ma in certi luoghi le normative edilizie e paesaggistiche vietano la costruzione di opere murarie stabili, e dunque rendono impossibile il servizio di una lavanderia self service.

    Continue reading

    Published by: