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Formazione specialistica e prospettive occupazionali: il punto sul mercato del lavoro italiano e sul settore gestione risorse umane

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Curiosità
Formazione specialistica e prospettive occupazionali: il punto sul mercato del lavoro italiano e sul settore gestione risorse umane

 

Studio e formazione continua si confermano le armi vincenti per trovare la propria collocazione in un mercato del lavoro ancora lontano da una vera ripresa e, soprattutto, per porre le basi di una carriera professionale ricca di soddisfazioni.
Se le più recenti rilevazioni confermano che ancora oggi il titolo di dottore triennale o magistrale continua a pagare in termini occupazionali, la vera novità riguarda l’offerta di ottimo valore ideata dalle Business School, gli enti di formazione specialistica divenuti ormai punto di congiunzione tra università e mondo del lavoro.

Il quadro del mercato del lavoro nella prima metà del 2018

Giunti al giro di boa di questo 2018 è già tempo di bilanci: mentre il nuovo Governo, dopo mesi di stallo, è da poche settimane entrato ufficialmente in carica, i dati dell’Istat continuano a dipingere un paese attraversato da tante contraddizioni, dove, ad esempio, l’occupazione cresce, ma non la ricchezza né la stabilità dei lavoratori.

In particolare, lo scorso maggio il tasso di disoccupazione era in diminuzione al 10,7% (0,3 punti percentuali in meno nel confronto con il mese precedente), ovvero il picco minimo registrato dall’agosto 2012. Se l’impennata dell’occupazione a maggio rappresenta senza dubbio una buona notizia (+114mila contratti sul mese precedente), va tuttavia sottolineato come permangano diverse anomalie: da un lato, l’aumento del numero degli occupati riguarda ancora una volta soprattutto la fascia di popolazione degli ultracinquantenni – mentre i dati relativi all’occupazione giovanile vedrebbero un incremento di sole 31.000 unità – e, dall’altro, la stragrande maggioranza dei nuovi contratti siglati risulterebbero essere a termine. Così, mentre il tasso di disoccupazione giovanile scende al 31,9% per la prima volta dalla metà del 2012, nel Belpaese torna ad aumentare la precarietà, con oltre 3 milioni di lavoratori con contratti a tempo determinato.

Nonostante il dato relativo alla contrazione della disoccupazione risulti rafforzato da un parallelo incremento delle persone attivamente alla ricerca di un impiego, va detto che il tasso di occupazione italiano continua a rimanere distante da quello dei paesi europei più virtuosi: attualmente, risulta essere regolarmente impegnato in un’attività lavorativa il 58,8% della popolazione italiana, contro un tasso che raggiunge il 74,6% nel Regno Unito e che supera il 75% in Germania.

La crescita dell’occupazione per i giovani laureati…

In un quadro generale ancora dominato dall’incertezza, il dato forse più rincuorante riguarda lo stato occupazionale dei giovani laureati italiani, che a dispetto della visione disfattista divenuta dominante negli ultimi anni, continuano ad ottenere un riscontro più che positivo in termini di chance di impiego.

A fotografare l’efficacia del diploma universitario come strumento per l’accesso al mercato del lavoro è l’associazione AlmaLaurea, che nell’edizione 2018 dell’annuale report segnala come, in media, ben il 76,2% dei dottori con titolo magistrale risultino in possesso di un’occupazione ad un anno dal conseguimento della laurea, valore che cresce fino al 91% quando si considera un arco di tempo pari invece a 5 anni.

… E il nodo stipendi

In sostanza, la formazione universitaria rimane ancora oggi un ottimo biglietto da visita per compiere il proprio debutto sul mercato del lavoro. Purtroppo, anche quando si considera la vita professionale dei laureati italiani non mancano gli aspetti critici: non di rado, le aziende offrono scarse chance di crescita professionale e percorsi di carriera particolarmente lenti. In più, impossibile non segnalare come lo stipendio mensile netto, in media, si attesti attorno ai 1.143 euro per i neodottori italiani, una retribuzione lontana dalla media europea e persino leggermente diminuita negli ultimi 15 anni.

Se l’aggiornamento diventa la chiave del successo: il caso degli esperti HR

Il panorama che emerge da questi dati può sembrare in apparenza quello di un mercato del lavoro non più in grado di offrire le dovute certezze e le giuste soddisfazioni, ma, come dimostrato dall’analisi di settori e carriere salite alla ribalta negli anni recenti, le cose non stanno esattamente così.

Gli investimenti nello studio e nell’affinamento della propria figura professionale possono garantire un ottimo ritorno, a patto di orientarsi su percorsi continuativi nel tempo e accettare l’idea che l’aggiornamento delle proprie competenze diventi un’attività essenziale, a cui dedicarsi nel corso di tutta la propria vita lavorativa.

Un esempio concreto dei vantaggi offerti dalla scelta di specializzarsi in un determinato ambito professionale, arricchendo il proprio curriculum e le proprie competenze con la partecipazione ad un corso di studio di livello avanzato (come i classici master post-universitari), è rappresentato dalle possibilità di carriera in ambito HR (cioè Human Resources), ovvero quello relativo alla gestione delle risorse umane in azienda.

Così come in altri settori, anche nel comparto della gestione delle risorse umane i professionisti italiani scontano retribuzioni nettamente al di sotto della media di paesi quali Inghilterra, Francia e Germania, ma solo quando si analizza la situazione delle figure junior. Viceversa, come rivelato dal report recentemente pubblicato dalla società di consulenza Mercer, la differenza nei redditi degli HR specialist si assottiglia man mano che si risale l’organigramma aziendale, passando dai quadri fino ai manager e ai dirigenti. Addirittura, quando si considerano i vertici dei reparti risorse umane delle aziende di grandi dimensioni, il reddito annuo dei capi del personale italiani raggiunge i 220mila euro lordi, attestandosi di gran lunga come la retribuzione più elevata tra tutti i paesi europei.

Specializzazione e corsi di master: i master HR delle Business School

Puntare ad una collocazione all’interno delle grandi imprese nazionali e a rapidi avanzamenti di carriera richiede, come già accennato, un forte impegno nel delineare una professionalità in possesso delle dovute hard e soft skill, aggiornata su temi, metodi e strumenti di lavoro e, soprattutto, capace di fare sin da subito la differenza una volta resa operativa.

È in quest’ottica che si spiega il successo dei master messi a punto dalle Business School. Rivolti tanto ai giovani laureati quanto ai lavoratori con esperienza, questi percorsi formativi presentano in genere una formula weekend e una durata di circa sei mesi: il percorso si articola in una serie di lezioni in aula tenute da una faculty di dimostrata competenza (i master in gestione delle risorse umane più accreditati pubblicano in modo trasparente curriculum e qualifiche dei docenti), intervallate da numerose esercitazioni pratiche, durante le quali gli studenti acquisiscono metodi di lavoro e abilità operative fondamentali per definire il proprio profilo professionale.

Il valore dei master tenuti dalle Business School è poi nell’estrema cura con cui i programmi vengono ideati e mantenuti costantemente aggiornati. I corsi più completi abbracciano l’intero ventaglio delle mansioni in cui si articola il lavoro dello specialista in gestione delle risorse umane, dal delicato compito della selezione del personale attraverso analisi dei curriculum e colloqui conoscitivi e tecnici, fino ad arrivare alla programmazione dei percorsi di formazione dei dipendenti e all’amministrazione del personale. Grazie ai laboratori pratici, alle esercitazioni con esperimenti di role playing e all’analisi di vari case study, i discenti apprendono nozioni altamente specialistiche e acquisiscono tutte quelle competenze utili per distinguersi sia nelle vesti di candidato che di recruiter.

Le prospettive occupazionali migliorano all’aumentare del livello di specializzazione e ad una formazione più completa, ancora oggi, corrisponde una retribuzione maggiore ed una più alta incidenza di rapporti di lavoro a tempo indeterminato: investire nello studio e nell’acquisizione di titoli che perfezionino le proprie conoscenze resta così, senza dubbio, la scelta migliore per porre le basi di una brillante carriera.

 

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